Le tecnologie digitali non sono soltanto strumenti che scegliamo di usare. Sono parte degli ambienti in cui impariamo, lavoriamo, incontriamo gli altri, ci orientiamo e prendiamo decisioni. Per questo mi interessa osservarle ecologicamente: guardare alle relazioni che rendono possibili e a quelle che modificano.

Uno schermo, per esempio, non cambia solo il modo in cui riceviamo informazioni. Cambia che cosa può raggiungerci, quando può farlo e quanto a lungo chiede la nostra attenzione. Un’interfaccia rende alcune azioni immediate e altre difficili da immaginare. Un sistema che conserva e propone contenuti influisce anche su ciò che ricordiamo, cerchiamo o lasciamo andare.

Parlo di Ecologia Digitale per tenere insieme queste domande senza ridurle al giudizio su un singolo dispositivo. Mi interessano l’infanzia e l’educazione, ma anche il corpo, le relazioni, l’autonomia e la vita quotidiana degli adulti. Mi interessa ciò che accade quando una tecnologia entra in una classe, in una famiglia o in una comunità: le possibilità che apre, le abitudini che incoraggia e il lavoro umano che talvolta rende meno visibile.

Ho cominciato a chiamare questo percorso Ecologia Digitale nel 2003. Una domanda continua ad accompagnarlo: «Cosa vuoi dimenticare, oggi?» In un ambiente che può conservare quasi tutto, scegliere a che cosa prestare attenzione — e che cosa lasciare sullo sfondo — diventa parte del nostro modo di conoscere e di vivere.

Qui raccolgo testi e progetti che provano a osservare questi cambiamenti da vicino, per rendere più consapevoli le scelte che possiamo ancora fare.